SU MARTE A CACCIA DI ACQUA E VITA
Scritto da Loris Lazzati   
Marte, il pianeta più radicato nell'immaginario collettivo, poggia la sua fama e il suo fascino su solide basi. Se presso il grande pubblico questo pianeta resta il simbolo stesso della "nuova frontiera dello spazio" e della possibile esistenza di vita nel cosmo, anche per astronomi e planetologi costituisce il più attuale e intrigante oggetto di studio.

Alla fine del 1999 l'esplorazione marziana aveva subito due durissimi colpi con la perdita della sonde Mars Climate Orbiter e Mars Polar Lander. Un'intera tappa del grande progetto pluriennale per lo studio del pianeta rosso era andata in fumo. Ma su Marte le sorpese sono sempre dietro l'angolo. In quest'ultimo mese notizie clamorose, che necessitano comunque di attenti approfondimenti, sono giunte dalle immagini della sonda Mars Global Surveyor, in orbita attorno al pianeta ormai dalla fine del 1997. Stratificazioni di tipo sedimentario, che sulla Terra sono molto comuni in luoghi anticamente occupati da laghi, sono state scoperte dalla sonda in grande quantità e in diverse zone lungo la fascia equatoriale del pianeta. Nella regione di Terra Meridiani queste strutture si estendono senza interruzione per centinaia di chilometri. "Non abbiamo mai avuto prima d'ora prove così inconfutabili che le rocce sedimentarie fossero diffuse su tutto Marte - ha spiegato Michael Malin, ricercatore del Malino Space Science Systems di San Diego - Queste immagini ci dicono che il giovane Marte era molto dinamico e potrebbe essere stato più simile alla Terra di quanto molti di noi abbiano mai immaginato". Lo stesso ricercatore ha anche aggiunto. "Non sono mai stato un sostenitore della teoria che Marte, ai suoi primordi, fosse umido e caldo. Ma la mia visione iniziale di Marte è stata notevolmente scossa da quando ho visto le prime immagini ad alta risoluzione della zona di Candor Chasma. Tali formazioni a strati sono praticamente impossibili da ricreare senza l'azione dell'acqua". Le stratificazioni sono sparse lungo tutta la superficie marziana. Le zone principali sono comunque all'interno dei crateri da impatto della Western Arabia Terra, nella sopra citata Terra Meridiani, nel grande abisso della Valles Marineris e in parte della zona nord-est del bacino di Hellas. Due sono comunque, a detta di Malin e soci, gli scenari possibili: o la presenza di ampie distese di acqua liquida, cioè laghi, oppure una pesante azione di deposito da parte dell'atmosfera quando questa era più densa. Resta preferito il primo scenario, le cui conseguenze sarebbero ovviamente di grandissima portata, perchè è dall'acqua liquida che nasce e si sviluppa la vita. Nei giorni scorsi è stata anche resa nota la scelta del luogo di atterraggio del Beagle 2, il lander della missione Mars Express. Si tratta di Isidis Planitia, una vasta regione tra le antiche alture e le pianure del nord, che pare essere proprio di tipo sedimentario. Il punto dà le giuste garanzie di sicurezza per l'atterraggio, previsto per il 2004, e offre grande interesse scientifico: era impossibile scendere nelle zone individuate da Mars Global Surveyor perchè quasi tutte situate all'interno di profondi canyon e scoscesi crateri, troppo pericolosi per l'incolumità del Beagle. Un'altra notizia clamorosa ha scosso l'ambiente scientifico, e potrebbe creare scalpore anche tra l'opinione pubblica se i media se ne accorgessero: all'interno della meteorite di origine marziana rinvenuta in Antartide nel 1984, nella quale furono rinvenute presunte tracce fossili a testimonianza dell'esistenza di vita antica su Marte (una conclusione messa poi pesantemente in discussione) sono stati recentemente rinvenuti cristalli magnetici di pressochè sicura origine biologica. Anche in questo caso si attendono studi approfonditi e sviluppi. Una cosa è certa: possiamo aspettarci sorprese continue dal pianeta rosso. Nei prossimi mesi, lo sviluppo e lo studio di quanto annunciato potrebbe portare a risultati di estrema importanza. Un grande successo è gà stato ottenuto: l'assurda perdita del Mars Climate Orbiter e la misteriosa scomparsa di Mars Polar Lander sono alle spalle e non hanno fiaccato l'entusiasmo verso l'esplorazione del pianeta rosso.

Le prossime missioni.
Orbiter, lander, rover e missioni per riportare sulla Terra campioni di rocce marziane faranno fare un balzo da gigante nei prossimi anni alle nostre conoscenze del pianeta rosso. Sono previste sei missioni nel prossimo decennio, nell'ambito del programma di esplorazione di Marte a lungo termine pianificato nel 2000. Il programma internazionale, condotto dalla Nasa ma con una partecipazione fondamentale di Europa e Russia (e la tecnologia italiana sarà in prima fila) si basa sul prezioso insegnamento dei successi e dei fallimenti delle missioni passate. Il prossimo passo sarà il lancio della Mars Odissey, che avrà luogo da Cape Canaveral quest'anno: si tratta di una missione orbitale in grado di migliorare di molto i risultati già eccezionali raggiunti dal Mars Global Surveyor negli ultimi tre anni. Due lander con rover per esplorare il suolo saranno lanciati nel 2003 con la Mars Express. Nel 2005 sarà la volta di Mars Reconnaissance Orbiter, un potentissimo orbiter in grado di cartografare e misurare paesaggi marziani con una risoluzione di 20-30 centimetri! Per continuare, è previsto un laboratorio mobile in grado di effettuare studi straordinariamente approfonditi del suolo e di raggiungere siti impervi. Il lancio è programmato per il 2007 e aprirà la via alla missione che dovrà riportare sulla Terra campioni di suolo. Nel 2007 partirà anche la prima di una lunga serie di missioni scout, leggerissime e di basso costo, che integreranno le missioni principali visitando più siti e integrando l'esplorazione del suolo con sorvoli non orbitali ma aerei. La missione per raccogliere campioni dovrebbe aver luogo nel 2014, la seconda nel 2016. Un'altra opzione vorrebbe accelerare la tabella di marcia per consentire il lancio per la raccolta di campioni nel 2011. In tutta la seconda decade del XXI secolo sono pianificati molti altri orbiter, rover e lander. La missione umana? L'amore per le ricorrenze spingerebbe a ipotizzarla per il 2019, cinquantennale della conquista della Luna, ma anche con l'ambiziosa tabella di marcia sopra citata il traguardo sarà difficilmente raggiungibile in così breve tempo. Probabilmente bisognerà attendere il terzo decennio del secolo.

Loris Lazzati

 

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