ANDROMEDA
Scritto da Loris Lazzati   
Autunno

Image Il cielo di autunno ha due costellazioni che lo contraddistinguono e simboleggiano più di ogni altra: Pegaso e Andromeda. Qui vogliamo parlare della seconda, legata comunque alla prima tanto dal suo sfondo mitologico che dalla posizione nel cielo. Tra le stelle di Andromeda si può osservare la meraviglia del firmamento di questa stagione: la galassia M31.

Mitologia. Le stelle di questa configurazione narrano la storia della splendida principessa di Etiopia, figlia di Cefeo e della vanitosissima Cassiopea. Costei aveva osato definire se stessa e la figlia più belle delle Nereidi, suscitando la collera di loro padre Poseidone. Il dio del mare scagliò contro il regno d’Etiopia un mostro degli abissi, Ceto, oggi raffigurato nella costellazione della Balena. Per fermare il flagello, Poseidone aveva chiesto un prezzo altissimo: il sacrificio di Andromeda al mostro. Cefeo non ebbe scelta: Andromeda, incatenata alla rupe, sarebbe stata divorata da Ceto se non fosse giunto provvidenziale l’intervento di Perseo, che secondo la più accreditata versione del mito arrivò a salvare Andromeda in groppa al cavallo alato Pegaso, e pietrificò il mostro tenendo tra le mani la testa della Gorgonie Medusa da lui uccisa. Altre varianti vogliono che Perseo giungesse alla rupe del sacrificio grazie ai sandali alati donatigli da Atena, e che sconfiggesse il mostro sfidandolo con la spada.

Per gli antichi Babilonesi questa costellazione raffigurava Ishtar, la dea dell’amore, per gli Egizi Astante, dea fenicia dell’amore e della guerra cui sovrapposero la loro principale dea, Iside.

Stelle principali. Andromeda è una delle costellazioni in cui la classificazione di Bayer, che prevede l’utilizzo di lettere greche seguite dal genitivo latino per indicare le stelle, non segue il criterio di luminosità, ma un più agevole criterio di posizione. La stella Alfa Andromedae, chiamata Alpheratz (che in arabo significa, proprio con riguardo al mito greco, “testa della donna incatenata”), o anche Sirrah, non è infatti la più luminosa del raggruppamento, ma la seconda. E’ stata però scelta come Alpha in quanto segna l’inizio dell’allineamento di tre stelle che contraddistingue il disegno di questo asterisma. Alpheratz si trova al confine con Pegaso, anzi è una delle quattro stelle che compongono il celeberrimo “quadrato” che domina il cielo autunnale. E’ di magnitudine 2,06 e si trova a 90 anni luce dalla Terra. In realtà, il suo splendore intrinseco è 100 volte superiore a quello del Sole. La caratteristica astronomicamente più curiosa è la presenza nel suo spettro di insolite righe dovute al manganese. Alpheratz ha una compagna che ruota con lei attorno al comune baricentro del sistema in un periodo di 97 giorni.

La seconda stella del terzetto, che si trova sul prolungamento della diagonale del quadrato di Pegaso, è Miraci: è la più brillante della costellazione, essendo di magnitudine 2,03, ma si trova più vicina di Alpheratz (75 anni luce) ed è quindi di una luminosità intrinseca leggermente inferiore:

La terza stella è Almach, di magnitudine 2,12. Si tratta di un sistema quadruplo situato alla distanza di 260 anni luce.

Oggetti di profondo cielo. Andromeda contiene l’oggetto più straordinario del cielo autunnale. Si tratta di M31, la celeberrima “Grande Nebulosa di Andromeda”. E’ una galassia a spirale molto simile alla Via Lattea, ma di dimensioni quasi doppie. Ha infatti un diametro di 180mila anni luce ed è l’unica galassia visibile a occhio nudo nell’emisfero boreale. E’ anche il più lontano oggetto dell’Universo che l’uomo possa scorgere senza l’ausilio di strumenti: si trova infatti a una distanza di 2,3 milioni di anni luce. Conosciuta già dall’astronomo persiano Al-Sufi, che pare la trovò verso l’anno Mille, è anche riportata come stellina in una carta celeste del 1609, realizzata prima dell’avvento del telescopio: E un anno dopo le prime osservazioni del cielo effettuate da Galileo, Simon Marius fu il primo uomo a osservarla attraverso le lenti di un cannocchiale, nel 1611 o 1612.

Dalla Terra è visibile di tre quarti: anche se esistono miliardi di galassie, nessuna offre una veduta paragonabile, e quindi una possibilità di studi, paragonabile a M31. E’ nota ancora oggi come Grande Nebulosa, pur non essendo affatto una nebulosa, per un ben preciso motivo storico. A inizio secolo non se ne conosceva ancora l’esatta natura: gli strumenti non potevano risolverla in stelle e il calcolo della sua distanza era confinato alle illazioni. Il problema fu risolto da Edwin Hubble nel 1923, grazie all’entrata in funzione del telescopio di Mount Wilson, all’epoca il più grande del mondo. Hubble risolse in stelle M31 e scoprì al suo interno molte Cefeidi,una classe di stelle pulsanti che variano con regolarità la loro luminosità. Il loro splendore intrinseco è proporzionale alla massa. Quindi, misurando il periodo di variabilità, Hubble calcolò la distanza di M31, dimostrando irrevocabilmente che si trattava di una galassia esterna alla nostra. Anche se la distanza trovata dall’astronomo americano era inferiore a quella reale, perché allora non si sapeva ancora che le Cefeidi si distinguono in diverse classi, fu proprio questa scoperta a spalancarci la finestra sull’universo extragalattico e a cambiare la nostra posizione nel creato.

M31 contiene 300 miliardi di stelle, circa il doppio della Via Lattea. Fa parte, con la nostra, di un ammasso di galassie chiamato Gruppo Locale, di cui è il componente più grande e massiccio. E come la Via Lattea ha due galassie satelliti: M32 e NGC 205.

 

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