A testa in giù
Scritto da Paulo H. Tsingos   

In Viaggio
Astronomia on the road


Max Frisch scrisse “Homo Faber”, triste storia di un ingegnere che girava il mondo per lavoro. Questo ai
tempi quando ciò non era frequente (erano gli anni 50 del ventesimo secolo). Il romanzo inizia con un
incidente con l’aereo dove a bordo si trova il protagonista, il quale cade nel deserto del Tamaulipas,
Messico.
Per fortuna non ci sono morti né feriti e dopo tre giorni vengono ritrovati dalle squadre di
soccorso. Poi c’è il romanzo con la giovane Lisbeth…ma questa è un’altra storia, andate pure a leggerla!
Prendo spunto da questo libro letto tanti anni or sono per dire che tante volte anch’io mi sono sentito un
po’ come il protagonista di “Homo Faber”, anche se non ho mai subito disastri aerei (tocca ferro!) e mai in
vita mia (finora) sono stato nel Tamaulipas, anch’io comunque sono un ingegnere a cui per motivi di
lavoro ogni tanto capita di essere nei posti più insoliti e questo a volte mi giova per quanto riguarda
l’astronomia, perché ho la possibilità di vedere gli astri da posti diversi, e poi mi pagano anche!
Questo è il lato buono della cosa, la parte spiacevole è che non sempre si ha tempo per potere ammirare
la volta celeste con calma, quasi sempre, quando possibile si tratta di mezze serate “mordi e fuggi” con
qualche binocolo oppure semplicemente ad occhio nudo.
Il primo posto “esotico” dove sono capitato è stato l'Honduras (+12° circa) dove nel mezzo della foresta
tropicale si stava sistemando una diga e io, in qualità di esperto, ero stato mandato per cercare di togliere
la castagne dal fuoco a quelli là. Oltre ad essere durante i mondiali di calcio del 1994 (leggasi partite
perse, specie BrasilexHolanda, perchè in volo) la sera c'era l'invasione di moscerini (mosquitos) e per
non essere letteralmente “mangiati vivi” si è potuto fare ben poco di astronomia nella giungla. Sarebbe
stato bello se non fossi stato massacrato dalle maledette bestiole. Qualche anno dopo mi toccò
Singapore, cittá stato su un’isola in posizione strategica sullo stretto di Malacca a +1°!
Singapore è una cittá con circa 4 milioni di abitanti, pulita e organizzatissima come la Svizzera, con
grattacieli all’americana e popolata da un misto fra Cinesi (la maggioranza), Hindu ed Europei
(maggioranza di inglesi). Illuminata all’inverossimile è dal punto di vista dell’inquinamento luminoso uno
dei posti peggiori al mondo dove cercare di vedere le stelle.
Inoltre essendo praticamente all’equatore la copertura nuvolosa è frequente e nel periodo di
Ottobre/Gennaio ci sono i monsoni, ovvero piove a dirotto.
Al mio primo arrivo a Singapore sono stato messo al 35° piano di un “Mega Albergo” dato che in quel
periodo in cittá si svolgevano contemporaneamente due congressi e l’unico posto disponibile era appunto
il “Mega Albergo” a 5 (forse 6) stelle. Volendo farmi una cortesia, dato che era la mia prima volta a
Singapore mi hanno dato una Suite con tanto di salotto, ufficio e sala da pranzo, oltre ovviamente alla
camera con lussuoso bagno attiguo, allo stesso prezzo della camera normale (comunque
esageratamente inverossimilmente costoso).
L’appartamento aveva vista verso ovest cosí che ho potuto verificare che, effettivamente, all’equatore il
sole tramonta “tuffandosi” quasi in verticale sull’orizzonte quasi precisamente alle ore 18:00 locali e che
dopo circa mezz’ora fa buio pesto!
Il giorno successivo, alle ore 6:00 il sole si alzava verticale e puntuale come un orologio svizzero dall’altra
parte (vedevo il suo riflesso nelle finestre specchiate dei grattacieli vicini).
Nell’unica notte in cui il cielo era sgombro di nuvole (cosa molto rara, dicevano i locali) ho potuto vedere
Alfa e Beta Centauri (le “guardiane” della Croce del Sud) che tramontavano verso sudovest.

 

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