FAR DE SE' UN TELESCOPIO
Scritto da Marco Milani   
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FAR DE SE' UN TELESCOPIO
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ImageL'autocostruzione del nostro strumento può essere vantaggiosa sotto alcuni punti di vista, principalmente quello economico, se i vari componenti vengono scelti con cura; inoltre esiste la possibilità di ottenere un apparecchio fatto su misura per le esigenze personali offrendo il mercato una vastissima gamma di componenti ottici sciolti che possono essere combinati nel modo che desideriamo. Autocostruirsi un telescopio non significa però quasi mai realizzare tutte le parti, sia ottiche che meccaniche, con le nostre mani; ma piuttosto decidere che cosa acquistare e che cosa costruire, arrivando nei casi limite al semplice assemblaggio dei vari pezzi acquistati separatamente e ognuno dimensionato con attenzione. Ciò sempre tenendo presente il campo di applicazione di nostro interesse onde ottenere il miglior rendimento possibile da quel certo tipo di strumento e di ottiche.

Tratteremo adesso della costruzione di uno strumento di tipo newtoniano, il più economico e versatile fra tutti i tipi di telescopi; naturalmente non si può pretenderne che una descrizione scritta, per quanto possa essere accurata, risolva tranquillamente tutti i problemi che si presenteranno. Molte soluzioni, ad esempio per quanto riguarda i particolari meccanici, sono molteplici e possono affidarsi anche alla creatività del costruttore.
L'autocostruirsi il proprio telescopio è impegno che richiede tempo e pazienza, anche nel lavoro manuale di ricerca del materiale occorrente. Ciò non è sempre facile a chi non vive nelle grandi città; possono nascere difficoltà notevoli anche nel procurarsi una certa vite o un ingranaggio particolare. In tali casi bisogna scegliere le parti che possono essere fornite già montate per esempio con vendita per corrispondenza da numerosi artigiani o ditte specializzate. Per quanto concerne il lato economico dell'operazione, l'autocostruzione può risultare anche parecchio conveniente rispetto all'acquisto di modelli commerciali.
Le prestazioni ottiche degli strumenti autocostruiti sono comunque normalmente pari a quelle dei modelli commerciali di uguali dimensioni, e non bisogna farsi spaventare dalla apparente difficoltà che un telescopio presenta nell'assemblaggio e nella scelta delle sue parti ottiche. Piuttosto, come sanno tutti i costruttori di apparecchiaure astronomiche, i maggiori problemi sorgono nella sezione meccanica. Occorre avere prima di tutto la disponibilità di un piccolo banco meccanico, dotato almeno di trapano, tornio e di tutti quegli accessori (cacciaviti, lime, filettatori,punte per trapano delle varie dimensioni, seghetti, ecc.) utili per cominciare.
Un telescopio si può pensarlo in due parti: il tubo che contiene le ottiche e la montatura. Normalmente queste due sezioni sono separabili, sicchè è possibile montare il tubo su supporti differenti, a seconda dell'uso che se ne vuoi fare. Nella scelta delle ottiche di un telescopio bisognerà porre molta attenzione, tenendo sempre conto dell'uso al quale lo strumento sarà destinato. Per quanto riguarda i diametri dei telescopi amatoriali è bene che rientrino nella categoria di strumenti con specchi da 15 a 25 cm, facilmente reperibili presso i numerosi costruttori nazionali di ottiche di questo genere; possono essere utilissimi anche gli indirizzi di ditte estere (in buona parte americane o francesi) che appaiono negli annunci pubblicitari pubblicati sulle riviste astronomiche dei rispettivi paesi. Tutti questi produttori vendono anche per corrispondenza e molti, in particolar modo quelli nazionali, sono ben lieti di rispondere sia epistolarmente che telefonicamente ai vari problemi riguardanti l'uso più appropriato delle loro ottiche. Se il diametro del nostro strumento dovrà essere il più grande possibile, a patto di non portare il peso totale dello strumento a dei livelli troppo alti in telescopi portatili e rimanere nei limiti di costo prefissati, la focale dovrà meritare una maggior attenzione; dalla sua lunghezza dipenderà l'utilizzo per il quale il telescopio sarà maggiormente adatto. Focali di F = 4-5 sono ideali per fotgrafia e osservazione di oggetti deboli e di grandi dimensioni apparenti, quali le nebulose; mentre focali con F = 10 o maggiori trovano il loro maggiore utilizzo nelle osservazione dei pianeti e della luna. Una Newton F = 5-6 si può considerarlo come uno strumento estremamente versatile, che tutto sommato ottiene degli ottimi risultati anche nel campo di piccoli oggetti nei quali si voglia porre in evidenza il particolare, dal momento che dotandolo di oculari di corta focale (4-8 mm) raggiunge un numero di ingrandimenti sufficentemente alto. ImageLa miglior soluzione invece per realizzare strumenti di F = 10-20 è la configurazione Cassegrain, altrimenti si avrebbero dei tubi di lunghezza smisurata; con questo tipo di telescopio la resa per quanto riguarda l'osservazione di pianeti è veramente ottima, ma non va più bene se si intende ammirare delle nebulose estese o delle comete.

Quale soluzione
Una ottima soluzione, purtroppo non esente da problemi, sarebbe quella di possedere un portaspecchietto secondario intercambiabile e uno specchio principale con valori di F = 4-5; con un secondario piano si avrebbe un Newton di corta focale, mentre sostituendo il secondario piano inclinato con uno specchietto iperbolico si allungherebbe la focale del primario ottenendo uno strumento di tipo Cassegrain. Ritorniamo comunque al caso di un telescopio "tuttofare " ma dalle buone prestazioni, in pratica un newtoniano da 15-20 cm e con una F = 5-6. Disponendo dell'obiettivo si disegnerà su carta millimetrata in grandezza 1:1 e con la massima precisione possibile la sezione del nostro strumento, indicando anche il cammino dei raggi ottici. Occorrerà fare molta attenzione al punto nel quale andrà a cadere il piano focale, in modo che non risulti troppo estratto o peggio troppo vicino alla superfice del tubo, sicchè la corsa avanti e indietro del tubo di messa a fuoco permetta all'oculare di raggiungere il piano focale per effettuare il fuocheggiamento; se lo strumento sarà destinato anche ad un impiego fotografico occorrerà par cadere il fuoco alcuni centimetri più in fuori rispetto a un strumento concepito per l'osservazione visuale, considerando che l'eventuale corpo di una fotocamera attaccata al tubo di fuocheggiamento impone che il punto focale dell'obiettivo coincida con il piano della pellicola.
Dal disegno in grandezza reale otterremo anche altri elementi, primo fra tutti le dimensioni dello specchietto secondario, il quale, di forma ellittica, avrà un diametro dell'asse minore pari o di poco superiore alla larghezza del fascio ottico nel punto in cui sarà posizionato; comunque uno specchietto dalle dimensioni appropriate viene molte volte fornito dal costruttore dell'obiettivo insieme allo specchio principale. Un altro dato importante è il diametro interno del tubo di fuocheggiamento, che non dovrà mai essere più piccolo della larghezza del fascio ottico che lo attraversa per evitare di funzionare come diaframma.


Lo specchio principale sarà montato in una cella apposita realizzata in metallo al tornio. All'interno della cella l'obiettivo poggerà su tre viti disposte a 120° l'una dall'altra, possibilmente in nylon, e verrà serrato da piccole placchette alle quali si aggiungerà del feltro per non danneggiare il vetro dello specchio. Sia le viti di appoggio che quelle che fissano le placchette non saranno strette con forza eccessiva per evitare di deformare il vetro, ma verranno avvitate quel tanto che lo specchio non si muova nella sua cella. Sulla cella contenente lo specchio verranno montate anche tre viti lunghe che con l'ausilio di tre molle sempre in tensione manterranno la cella solidale con una altra piastra circolare fissata al tubo tramite delle viti radiali. Le tre viti provviste di molle avranno il compito di assicurare l'allineamento delle ottiche con una taratura finale e per questo si fisseranno sulla piastra con dei dadi regolabili; è bene inoltre che la piastra sia piuttosto un anello sul quale trovino posto le varie viti in modo che il grosso foro centrale permetta il passaggio dell'aria nei due sensi attraverso il tubo con l'effetto di minimizzare fenomeni di turbolenza che si manifestano ad alti ingrandimenti. Lo specchietto secondario sarà invece sostenuto in un apposito supporto tramite l'esclusivo aiuto di tre graffette; il supporto sarà realizzato in metallo e avrà una forma cilindrica, con una delle due facce tagliata a 45° e delle stesse dimensioni dello specchietto che ospiterà. L'altra faccia sarà invece collegata tramite una vite regolabile ad un dischetto metallico avente un diametro un poco inferiore a quello del supporto del secondario e uno spessore intorno al centimetro. A questo dischetto verranno collegate radialmente tre o quattro lamine realizzate con del lamierino metallico il più possibile sottile ma sufficientemente robuste da sostenere il peso dell'intero apparato; le lamine saranno all'altra estremità Imageattaccate al tubo dello strumento tramite del'e viti regolabili di quel tanto da permettere un centraggio meccanico del supporo del secondario rispetto al tubo. Altre tre viti di regolazione poggeranno sullo zoccolo metallico sostenente lo specchietto deviatore e permetteranno, insieme alla vite centrale regolabile che collega il supporto al dischetto di sostegno, che lo specchietto deviatore compia tutti i possibili movimenti al fine di raggiungere in fase di taratura un perfetto centraggio delle ottiche, ottenendo da loro il massimo rendimento. A questo punto occorrerà procurarsi il tubo che dovrà contenere sia la cella dello specchio primario che il sostegno dello specchietto secondario.

Si sceglierà un tubo in PVC, reperibile attraverso quelle ditte che trattano materiale per grondaie o per condotte idrauliche, il cui diametro sarà di qualche centimetro superiore al diametro della cella del primario. Naturalmente la sua lunghezza, dipendente dalla distanza alla quale verrà posto lo specchio secondario rispetto allo specchio parabolico principale, verr? determinata attraverso il disegno di progetto realizzato in principio in grandezza reale. Alla stessa altezza dello specchietto secondario verrà praticato nel tubo un foro attraverso il quale i raggi di luce verranno inviati lungo il tubo di fuocheggiamento; questi può benissimo essere costruito con due tubi filettati che si avvitino l'uno sull'altro realizzati al tornio, utilizzando una filettatura a due principi per ridurre le tolleranze e aumentare la precisione nel movimento. Mentre il tubo esterno verrà fissato mediante delle viti esattamente perpendicolare sul foro d'uscita intagliato nel tubo in PVC, il diametro del tubo interno di fuocheggiamento come è già stato detto non dovrà essere così piccolo da intralciare il cammino dei raggi ottici e le sue dimensioni si potranno ricavare graficamente dal disegno in grandezza 1:1. Occorrerà porre un attimo di attenzione anche alla corsa del tubo possibile durante l'operazione di messa a fuoco, la quale dovrà essere sufficientemente lunga onde permettere l'adozione di oculari di diverso tipo e magari anche l'applicazione di una fotocamera la quale possiede un punto focale disposto sul piano della pellicola che è molto più indietro rispetto a quello di un normale oculare (circa 10 cm). Gli oculari normalmente presentano un diametro esterno del loro barilotto che va fino a 31,8 mm e perciò per poterli accettare anche il diametro interno del tubo di messa a fuoco sarà in ogni caso uguale o maggiore a questa misura; mentre se si prevede anche un uso fotografico dello strumento converrà mantenere il diametro interno del tubo di fuocheggiamento almeno intorno a un valore di 40-45 mm per evitare il fenomeno di vignettature (occlusione ai bordi dell'immagine dovuta a un diametro eccessivamente stretto dei tubi ottici). Per poter utilizzare oculari o altri accessori aventi una larghezza più piccola di quella presentata dal tubo di messa a fuoco si ricorrerà a dei semplici riduttori che adatteranno i due diametri, realizzabili al tornio; sia gli adattatori che il tubo di fuocheggiamento porteranno una vite di fissaggio che verrà stretta a mano ogni volta che verrà introdotto un oculare per evitare che esso scivoli fuori dal tubo se lo strumento viene inclinato. Gli oculari possono essere procurati sciolti presso tutti i costruttori di telescopi come anche da alcuni validi artigiani i quali, oltre alla realizzazione di obiettivi astronomici, curano pure la produzione di oculari molte volte di qualità superiore a quelli d'importazione americana o giapponese; in particolare gli oculari prodotti in Giappone raramente sono di buona qualità e molto spesso anche quelli forniti con strumenti nipponici di serie conviene siano attentamente valutati. Image
Il tubo infine dovrà essere dotato di un piccolo telescopio posto in parallelo chiamato " cercatore ": si tratta di un cannocchiale rifrattore con un piccolo obiettivo e a basso ingrandimento (5-12 x) ma dotato di oculare con un crocifilo, simile in pratica ai cannocchiali usati nei fucili ha la funzione di individuare e centrare l'oggetto da osservare, altrimenti difficile da inquadrare utilizzando solo il telescopio principale, dato il suo piccolo campo abbracciato (al massimo 1,5?). Il cercatore può essere realizzato disponendo di un piccolo doppietto acromatico con un diametro intorno ai 3-5 cm, tipo quelli usati negli obiettivi dei binocoli. Occorrerà poi disporre di un oculare munito di crocifilo nel suo interno, magari illuminato da una piccola lampadina.
Image Le ottiche poi verranno intubate e fissate in modo che risultino a fuoco per l'infinito, per venir fissate infine una volta per tutte. Comunque ottimi cercatori vengono forniti come componenti sciolti dei telescopi commerciali oltre ad essere costruiti con un'ottima fattura da molte piccole ditte nazionali.
Anche qui bisognerà stare lontani da cercatori giapponesi non acromatici (normalmente 5 x 24) i quali hanno un rendimento, specialmente in luminosità, del tutto scadente e inaccettabile nel caso di puntamento di oggetti deboli, a causa di un diaframma posto subito dietro l'obiettivo che ne limita sì il difetto di cromaticità ma ne riduce anche l'apertura effettiva a un valore di molto inferiore ai 24 mm dichiarati.


Il cercatore deve essere perfettamente posto in asse con il telescopio principale, e a questo scopo vengono utili delle viti che, montate sul supporto del cercatore, permettono con un po' di pazienza l'allineamento esatto dei due strumenti. Così al centro della croce del cercatore ci sarà esattamente l'oggetto poi presente nel campo del telescopio principale. Anche il supporto del cercatore sarà fissato con delle viti sul tubo dello strumento principale più o meno all'altezza del tubo di fuocheggiamento. Attenzione che sia le viti di fissaggio del cercatore, sia quelle che tengono il tubo di fuocheggiamento, non sporgano eccessivamente all'interno del tubo del telescopio. Inconveniente da evitare anche per il rubo di fuocheggiamento nelle sue posizioni meno strette.

ImageIl tubo contenente le ottiche deve poi trovar posto su di una montatura adatta, prefeferibilmente equatoriale, il più possibile robusta e insensibile alle vibrazioni prodotte dal vento o da piccoli urti, le quali verrebbero a rovinare la qualità delle osservazioni. Assemblato il tubo occorrerà stabilire pressapoco quale è il suo punto di equilibrio, e misurare la distanza da questo punto all'estremità del tubo dove è montata la cella dello specchio principale; questa misura determinerà la lunghezza delle due braccia della forcella, che sarà di una decina di centimetri più lunga della distanza baricentro-estremità inferiore del tubo. Se si si prevede l'applicazione di camere fotografiche o di altri accessori che tendano a spostare il baricentro dello strumento occorrerà regolarsi di conseguenza, considerando l'ulteriore aumento che dovrà avere la lunghezza dei bracci della forcella. Quest'ultima avrà invece una larghezza sufficente ad accettare il tubo del telescopio e gli attacchi che lo collegano alla montatura. La forcella, oltre che in tubi metallici dalla sezione quadrata saldati fra di loro, può essere realizzata in legno di un certo spessore, compensato o truciolato, a patto di realizzare delle giunzioni con robuste e abbondanti viti da legno unite a colla ad alta tenuta per evitare deformazioni. Gli attacchi del tubo alla forcella possono essere realizzati con delle sbarre filettate all'estremità e tenute in posizione da due dadi. Intorno alle sbarre, nel punto libero che va dal tubo alla forcella, può essere applicato un collare dotato di vite di fisaggio che, collegato ad un'asta, comandata i movimenti micrometrici dell'asse di declinazione; l'altra estremità dell'asta è compresa tra una manopola dotata di un asse a vite e una contropunta tenuta in tensione da una molla. Serrando la vite intorno all'asse di declinazione, si otterranno di questo dei piccolissimi spostamenti (ruotando la manopola) utili per l'astrofotografia.

Un buon montaggio
Sia la vite della manopola che la contropunta con la molla saranno montate piò in basso possibile all'interno della forcella,Image considerando che quanto più l'asta collegata al collare è lunga tanto più i micrometrici risulteranno maggiormente fini e precisi. Assicurando il collare all'asse di declinazione mediante un serraggio manuale della vite si avranno innestati i comandi micrometrici; mentre allentando questa vite e liberando la sbarra che collega il tubo con la forcella si potrà regolare lo strumento lungo l'asse di declinazione direttamente con dei movimenti più liberi, utili quando, per esempio, si deve puntare un altro oggetto da osservare. L'asse orario realizzato con un tubo spesso qualche centimetro e possibilmente rettificato al tornio verrà applicato alla forcella nel suo centro mediante alcune viti. L'asse orario sarà quindi infilato in un supporto che presenta al suo centro un foro dal diametro il più possibile vicino a quello del tubo dell'asse, e ciò ridurre al minimo la possibilità di eventuali giochi a scapito della precisione richiesta dall'intero complesso. L'asse andrà poi serrato dall'altra parte del supporto con due dadi, dopo avere magari interposto da entrambi i lati dei cuscinetti a sfere onde rendere più dolci e regolari i movimenti. Anche intorno all'asse orario, come per quello di declinazione, sarà utile montare un collare collegato questa volta a una corona dentata sulla quale agirà una vite senza fine. Le viti senza fine e le relative corone pososno essere realizzate da abili tornitori che realizzano questo tipo di lavori in piccole officine meccaniche anche su richiesta specifica di particolari passi e dimensioni.
Il montaggio di questi ingranaggi intorno all'asse e sul suo supporto è un lavoro che richiede precisione, poichè sono del tutto inaccettabili ingranaggi montati fuori asse o non perpendicolari e con dei giochi anche di qualche millimetro, che causerebbero trascinamenti irregolari e imprecisi. Alla vite senza fine sarà applicato un piccolo motorino sincrono (3-6 Watt) che permetterà l'inseguimento degli astri attraverso il loro movimento apparente sulla volta celeste; il motorino avrà una velocità scelta in base al numero di denti presenti sulla corona. Il modo con cui dimensionare uno di questi due componenti avendo a disposizione l'altro è già stato trattato nel capitolo riguardante le montature.
Vogliamo soltanto ricordare che il movimento guadagnerà in finezza con l'aumento del diametro della corona dentata la quale è bene che abbia sempre un numero di denti uguale o superiore ai 150. L'asse orario può essere libero di ruotare indipendentemente dal motore nel caso di spostamenti veloci allentando la vite che fissa la corona, alla quale è collegata la ruota dentata, all'asse orario; naturalmente anche la corona dovrà presentare un foro che si adatta al diametro dell'asse con le più piccole tolleranze possibili, e una lunghezza di alcuni centimetri. Il supporto che sostiene l'asse orario e i relativi ingranaggi verrà poi montato su di una base solida che può essere in muratura nel caso di postazioni fisse o un supporto con delle gambe se si vorrà uno strumento mobile, con una inclinazione pari alla latitudine geografica del luogo di osservazione ricavabile da una normale cartina topografica.
ImageI criteri descritti per la costruzione di un telescopio e le soluzioni meccaniche proposte sono soltanto alcune di quelle possibili. Se si vuole evitare la costruzione di alcune parti si può benissimo ricorrere all'assemblaggio di quanto da noi realizzato con delle parti già montate, come per esempio intere montature o anche soltanto dei tubi di fuocheggiamento che si possono richiedere come pezzi sciolti alle ditte e agli artigiani produttori di strumenti completi. Proprio gli artigiani sono pronti a fornire utili consigli e a realizzare qualunque pezzo su richiesta. Altre indicazioni possiamo ricavare dall'attento esame delle soluzioni che i produttori di telescopi commerciali hanno adottato per risolvere in maniera più o meno valida i problemi che si presentano anche all'astrofilo autocostruttore. Comunque il risultato finale sarà determinato dalle capacità meccaniche e dalla strumentazione disponibile. Non deve meravigliare infatti la possibilità di realizzare apparecchi anche di pregevole qualità, sia ottica che meccanica, spesso superiori a telescopi che vengono commercializzati a caro prezzo e che, al di fuori di una estetica piacevole, non possiedono proprio niente di particolare rivelandosi talvolta strumenti mediocri.


A proposito dell'estetica ricordiamo in ultimo di verniciare l'esterno del tubo con dei colori vivaci, giallo o arancio, affinchà si possano meglio distinguere nel buio notturno, mentre le parti metalliche è bene che siano rivestite di vernice anti ruggine (ovviamente non sugli ingranaggi), riservando all'interno del tubo ottico il nero opaco.
Son note a tutti le ottime vernici oggi esistenti sul nostro mercato.

Una volta realizzato il nostro telescopio, esso non sarà ancora del tutto pronto per dare delle immagini accettabili. Le sue ottiche, cioè lo specchio parabolico principale e lo specchietto piano inclinato, dovranno essere allineate perfettamente tramite le viti di regolazione poste sui supporti dei due specchi. Soltanto dopo regolato le ottiche in asse lo strumento funzionerà egregiamente dando il meglio di se stesso. Ogni tanto però, a causa di piccoli urti o sballottamenti, le ottiche tenderanno a spostarsi dalle posizioni originarie; sicchè periodicamente occorrerà fare un piccolo controllo e correggere eventuali errori sopravvenuti con l'uso dello strumento. ImageAnche gli strumenti commerciali riflettori molte volte non sono venduti con le ottiche allineate e toccher? all'astrofilo agire con intelligenza e molta pazienza sulle viti di correzione presenti sulle due celle per riportare gli specchi nella posizione ottimale; in ogni caso qualsiasi tipo di riflettore Newton o Cassegrain necessiter? di revisioni periodiche per non incorrere in spostamenti delle ottiche fuori dal loro asse, pregiudicando in maniera notevolissima la qualità di ogni tipo di osservazione. Per i rifrattori invece nella maggioranza dei casi le ottiche non sono registrabili e per tale motivo al momento dell'acquisto deve possibilmente essere fatta una piccola prova: nel puntare una stella luminosa portata al centro del campo visivo, bisognerà sfuocarla per ottenere una immagine perfettamente circolare o magari con tenui anelli concentrici; se non apparirà un cerchio perfetto ne anelli concentrici, e per di più la immagine allungata che si avrà non ruoterà girando l'oculare nella sua sede, sarà dimostrato che l'obiettivo è fuori asse e lo strumento in esame non potrà dare le prestazioni promesse dal diametro dell'obiettivo. Nel caso invece di un riflettore, dopo aver puntato la stella al centro del campo e possibilmente a un ingrandimento abbastanza alto (100 x o più), se la sfuocheremo si dovrà vedere sempre un disco luminoso; ma al suo centro sarà presente l'immagine del supporto dello specchio secondario dal quale partiranno le lamine di sostegno. Anche qui il disco scuro del secondario dovrà essere posto esattamente al centro rispetto al cerchio luminoso della stella sfuocata, altrimenti significherà che i due specchi non sono allineati e occorrerà apportare delle modifiche alla loro posizione mediante le viti che ne controllano l'inclinazione. Per far ciò occorre inanzi tutto montare al posto dell'oculare un piccolo dischetto di cartone nel cui centro verrà praticato un forellino. Puntando poi lo strumento verso il chiaro del cielo in pieno giorno bisognerà innanzi tutto assicurarsi, guardando attraverso il forellino, che il supporto del secondario sia esattamente posto all'altezza del tubo portaoculari; se così non fosse bisognerà regolare l'altezza del secondario agendo sulla vite centrale che sostiene il supporto dello specchietto al disco metallico al quale sono collegate le lamine di sostegno (quest'operazione non esiste negli strumenti di tipo Cassegrain o comunque aventi il fuoco posto dietro lo specchio principale).
E' ovvio che precedentemente sarà stata verificata la centratura del supporto del secondarlo rispetto al tubo magari tramite l'uso di un calibro ed eventualmente corretta agendo sulle viti che collegano le lamine al tubo del telescopio; anche per la cella dell'obiettivo sarà controllata la sua centratura meccanica. Dopo aver controllato la posizione dello specchietto secondario bisognerà fare in modo che l'immagine riflessa dallo specchietto vista attraverso il foro nel cartoncino sia costituita dallo specchio principale perfettamente concentrico rispetto ai bordi del secondario. Per ottenere ciò si agirà con molta delicatezza e pazienza sulle tre viti che regolano l'inclinazione del secondario e disposte intorno alla vite centrale di sostegno del supporto dell ospecchietto. Quando il bordo dell'obiettivo e quello del secondario saranno concentrici si passerà a regolare infine la posizione dello specchio principale tramite le tre viti che sostengono la cella dello stesso. Sempre osservando attraverso il forellino del cartoncino inserito nel portaoculari si vedrà riflessa nello specchio principale l'immagine del supporto del secondario e le lamine costituenti la crociera di sostegno; il profilo del secondario dovrà risultare perfettamente al centro del primario, e se così non fosse occorrerà regolare la cella dell'obiettivo con le tre viti che la sostengono, operazione anche questa da effettuare con molta pazienza ruotando con delicatezza le viti o i dadi che le fissano di piccole frazioni di giro.
Alla fine di queste operazioni le ottiche, se si è mantenuta una certa precisione, dovrebbero essere allineate e la conferma ci verrà dalla prova descritta precedentemente su di una stella luminosa.
Quando il telescopio non viene usato ? bene che sia conservato in un locale privo di polvere e le sue ottiche, siano specchi o lenti, devono sempre essere coperte con tappi o cappucci in panno trattenuti da elastici. Inevitabilmente però con l'andar del tempo le parti ottiche tendono a impolverarsi o a sporcarsi e perciò devono essere pulite; bisogna comunque tener presente in generale che le superfici ottiche vanno toccate, anche con i mezzi più delicati, il meno possibile. Esse tendono a rovinarsi e a rigarsi, per cui la salvaguardia preventiva con delle protezioni resta sempre la più valida e importante precauzione per l'integrità delle ottiche.
Per eliminare la polvere si può far ricorso a uno di quei pennelli dotati di soffiatore e venduti nei negozi di cine-foto per gli obiettivi delle macchine fotografiche. Per eliminare invece lo sporco più tenace, come spessi strati di polvere o impronte digitali, conviene ricorrere con la massima delicatezza alle cartine ottiche prodotte dalla Kodak e vendute in confezioni da 50 fogli.
Alcuni astrofili sono soliti usare delle soluzioni liquide apposite acquistate nei negozi di materiale fotografico o approntate in casa miscelando 1/3 di alcool con 2/3 di acqua distillata, che comunque devono essere utilizzate con molta parsimonia e impiegate solo nella sicurezza del buon risultato, senza che lascino sul vetro depositi di alcun genere.
Con l'andar degli anni, o negli strumenti vecchi, può capitare di vedere lo strato riflettente depositato sullo specchio distaccarsi dal vetro (fenomeno controllabile maneggiando in controluce lo specchio); in questo caso lo strato metallico, normalmente alluminio, deve essere rinnovato con una nuova alluminiatura. L'operazione viene effettuata da ditte specializzate; richiedendo una alluminiatura ricoperta da uno strato di quarzo essa assicurerà uno specchio dalla vita praticamente illimitata, perchè la sottile pellicola di biossido di silicio protegge lo strato di alluminio dagli agenti atmosferici.

 

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