I MEZZI OTTICI - Pagina 5
Scritto da Marco Milani   
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I MEZZI OTTICI
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Le montature diffuse

Dei molteplici tipi esistenti di montature equatoriali le più diffuse sono la montatura di tipo tedesco e quella a forcella. La prima, presente anche in tutti i modelli equatoriali di produzione giapponese, è caratterizzata dalla presenza di vistosi contrappesi che controbilanciano il peso del tubo lungo l'asse di declinazione; puntroppo in molti modelli questi contrappesi sono del tutto insufficienti o sproporzionati rispetto al resto della struttura, sicchè hanno delle montature con delle notevoli oscillazioni che si manifestano al primo soffio di vento, rendendo inaccettabile l'immagine tremolante. In sostanza la montatura tedesca per essere funzionale occorre che sia realizzata con cura, dimensionando abbondantemente tutte le parti meccaniche e le sezioni degli assi, portando però in questo modo ad appesantire la struttura generale dello strumento, limitando la sua portabilità. La montatura a forcella è invece molto più funzionale negli strumenti dilettantistici e a-matoriali; con l'eliminazione dei contrappesi la meccanica ne risulta notevolmente alleggerita, con buoni risultati per quanto riguarda delle vibrazioni. In quasi tutte le montature, e in special modo nelle equatoriali, gli spostamenti degli assi sono comandati, oltre che in modo diretto con le mani, tramite dei meccanismi micrometrici che fanno capo a delle manopole; in questo modo si possono realizzare minimi spostamenti per correggere la centratura dell'immagine nel campo visivo con precisione anche ad alti ingrandimenti. Il comando micrometrico collegato all'asse orario ha il compito di controbilanciare la rotazione terrestre permettendo lo inseguimento degli astri con il suo solo movimento; questo controllo continuo micrometrico può essere comandato con più precisione e comodità da un piccolo motorino elettrico il quale, opportunamente ridotto tramite dei meccanismi, farà compiere un giro dell'asse orario ogni 24 ore. Il motore è molto utile nelle osservazioni di piccoli oggetti, come Luna e pianeti, ma trova la sua principale applicazione nel campo della fotografia a lunga posa, poichè in questo caso occorrerà seguire l'oggetto lungo il suo cammino sulla volta celeste anche per tempi di qualche ora. I telescopi di maggiore qualit? vengono gi? forniti completi di motore, mentre per molti altri ? un accessorio da acquistare a parte, come nel caso di strumenti giapponesi. Se si desidera ridurre la spesa dell'acquisto supplementare di un motorino, spesa il più delle volte sproporzionata rispetto al valore del motore stesso, ci possiamo aiutare con l'autocostruzione, essendo sufficienti un paio di ingranaggi e un motorino sincrono del tipo di quelli usati per i timer delle lavatrici. Innanzitutto occorrerà conoscere quanti giri della manopola micrometrica che va a comandare la rotazione dell'asse orario tramite la vite senza fine occorrono per far compiere all'asse o-rario, un giro completo. Fatto ciò, anche contando i denti dell'ingranaggio collegato all'asse orario e sul quale si innesta la vite senza fine, bisognerà dividere il numero 1440 (i minuti presenti nel corso di una intera giornata) per il numero di giri della vite senza fine necessari a far compiere all'albero una intera rotazione. Il risultato ci dirà la velocità con cui dovrà ruotare la vite senza fine, cioè quanti minuti impiegherà a fare un giro su se stessa. A questo punto bisognerà informarsi sui tipi di motorini disponibili e specialmente sulle loro velocità (prodotti dalla ditta Crouzet di Milano), e anche sugli ingranaggi presenti sul mercato (ottimi sono quelli in ottone piani per modellismo). Se si è così fortunati da reperire un motorino avente la stessa velocità, o di poco superiore, di quella che vogliamo imprimere alla vite non dovremo far altro che applicarlo direttamente all'asse della senza fine; nel caso invece non si trovi un motore che impieghi il tempo che desideriamo noi a compiere un giro del suo albero, occorrerà cercarne uno preferibilmente di velocità superiore ma che può essere ridotta tramite una coppia di ingranaggi piani facilmente reperibili. Il rapporto tra due ingranaggi piani è dato dal rapporto tra il numero di denti presenti su ciascun ingranaggio, e se in definitiva non si riuscirà a imprimere alla vite senza fine la velocità precisa sarà preferibile dimensionare i vari rapporti affinchè questa tenda ad essere più veloce piuttosto che ritardare, poichè basterà spegnere ogni tanto il motore tramite un interruttore per far assumere ai ruotismi un piccolo ritardo per compensare l'anticipo acquistato. Per esempio nel nostro caso è presente sul telescopio una ruota dentata con 138 denti, il che significa che la vite senza fine dovrebbe compiere 138 giri per imprimere all'asse orario una intera rotazione;

1440

 

= 10,5 minuti

138

 

cioè il tempo impiegato dalla vite senza fine per fare un intero giro. Con un motore che compie un giro del suo asse in 3 minuti e due ingranaggi rispettivamente di 30 e di 100 denti si può risolvere il problema, infatti si avrà:

100

 

= 33,3 minuti

30

 

di conseguenza 3,33 x 3min. = 9,99 min., tempo che rispetto ai 10,5 minuti che ci occorrevano contiene una anticipazione del tutto accettabile.



 

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