SCORCIO DI VITA DI DUE APPRENDISTI ASTROFILI
Scritto da Angelo Ripamonti e Paolo Lazzarini   

Questo lavoro è nato dalla collaborazione tra Angelo e Paolo, due colleghi che sono alle prime armi ma sperano in futuro di diventare bravi astrofili.

E’ pomeriggio inoltrato e sto lavorando, quasi d’istinto l’occhio si distoglie dal pezzo che gira veloce sul tornio ed attraverso le vetrate del laboratorio sbircio il cielo sopra il Cornizzolo. C’è solo una leggera velatura e la luna questa notte sarà tutta nuova.

Giro lo sguardo verso gli uffici per cercare Paolo e quando i nostri occhi s’incrociano, a gesti lo interrogo: “ Hai visto il cielo ? Vale la pena provare ? ”.

Paolo lancia uno sguardo verso le guglie intorno alla capanna Rosalba e si gira sorridendo… fa si con la testa.

E’ deciso, questa sera si va ad osservare.

La frenesia incomincia a circolare nelle vene, alle nuvole basta molto poco per rovinare un cielo perfetto. Alla fine della giornata lavorativa si torna a casa e si preparano le attrezzature, si mangia un boccone di corsa e meno di un’ora e mezza più tardi ci troviamo puntuali al solito posto. Dopo un rapido appello dei 70 Kg di attrezzature varie (dimenticare qualcosa costa caro) ci avviamo verso i Piani Resinelli, una delle ormai poche località valide per osservazioni. Qui il cielo regala ancora un po’ di buio.

Il soggetto principale della nostra serata è la cometa C/2001 Q4 NEAT. Cercheremo di scattarle qualche foto perché questo è il periodo più favorevole quanto a luminosità.

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Arrivati a destinazione inizia il faticoso lavoro di preparazione della postazione. Dalle macchine traslochiamo tutto il materiale su una piccola altura in posizione dominante verso Ovest, il tramonto è gia iniziato quindi bisogna far presto a piazzare la montatura del telescopio. Dopo mezzora di gesti quasi automatici la G11 è pronta. Mi giro verso ovest e mi accorgo che il profilo della testa equatoriale si staglia, robusto e scuro, contro il rosso del tramonto.

Pian piano il cielo diventa sempre più nero ed accende i pianeti e le stelle più luminose, la penombra che avvolge le guglie della Grignetta mette in risalto le chiazze e le lingue di neve ancora presenti sui pendii erbosi e nei canaloni. Mentre il nostro lavoro procede spedito, Venere fa capolino da una nuvoletta e ci osserva; Saturno e Marte, che ormai si confonde con le altre stelle, si stanno già nascondendo dietro il profilo della montagna. Poco più ad est, in piena eclittica, i Gemelli seguono a ruota.

A Sud-Ovest, abbastanza alto nel cielo, il Leone sembra proteggere il brillare inconfondibile di Giove, ma ecco l’Orsa Maggiore sopra le nostre teste. Il suo carro ci indicherà la stella polare, molto più fioca, ma così utile anche a noi astrofili.

Dopo un’ora il telescopio è montato, la polare brilla precisa allineata sull’asse equatoriale della montatura.

Ora siamo pronti. Ad occhio nudo la cometa sembra negarsi, ma con un binocolo cerchiamo qua e là in direzione Ovest. Eccola! E’ solo un piccolo batuffolo che lascia intuire una delicatissima coda.

Puntiamo il telescopio verso di lei, inquadrandola nel campo di un oculare con 30 ingrandimenti, annotiamo la posizione indicata dai cerchi digitali, per essere facilitati in un successivo puntamento. Adesso ci manca solamente la stella giusta per la guida. Con un po’ di pazienza muoviamo il telescopio ausiliario e troviamo anche lei. Verifichiamo che il computer portatile garantisca un inseguimento preciso e finalmente siamo al ciak.

Tolto l’oculare, al suo posto colleghiamo la macchina fotografica. E’ una normalissima fotocamera reflex manuale ma se tutto andrà bene ci ripagherà di tanta fatica.

Mentre eseguiamo la messa a fuoco ci rendiamo conto che lo spessore dell’adattatore costruito in extremis, il giorno prima, ci impedisce di raggiungere la posizione ottimale. Non importa, è tardi, non ci resta che proseguire sperando in un difetto poco visibile.

Con il pulsante del cavo flessibile diamo inizio all’esposizione della pellicola. Adesso, grazie alla tecnologia, il computer lavora per noi. Guiderà il telescopio in modo quasi perfetto nell’inseguimento della stella di riferimento per tutta la durata dell’esposizione. Questo ci permette di programmare i passi successivi, di bere un sorso di tè caldo sapientemente preparato da chi ci vuole bene e di osservare il panorama del fondo valle. Mille lucine multicolori, gioia e dolore di ogni astrofilo, sembrano un grande presepe. Vediamo i laghi della brianza sullo sfondo; il traffico che in prima serata era frenetico pian piano si calma fin quasi a fermarsi.

Intorno a noi con il buio è calato anche il silenzio, rotto solo da qualche rumore lontano o dal verso di animali notturni che popolano il bosco vicino, il ticchettio dei motori della testa del telescopio segna il passare dei minuti.
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Poi con il naso all’insù ci godiamo lo spettacolo del cielo, cerchiamo di individuare le costellazioni presenti o gli ammassi visibili con il binocolo, mentre l’aria fresca ti accarezza la faccia e guardi le tante stelle del cielo, riuscendo a distinguerne il diverso colore o la differente luminosità, pensi per l’ennesima volta a quanto siamo piccoli in questa grande scenografia. Una piccolezza che non ci impedisce però di ammirare compiaciuti tutto ciò che ci sta intorno…

All’improvviso un beep insistente ci richiama al lavoro. Il tempo prestabilito per l’esposizione è finito e se tutto è andato bene almeno una foto della cometa è al sicuro sulla diapositiva.

Ripetiamo un paio di scatti all’astro del momento e poi puntiamo il telescopio verso altri oggetti più o meno visibili: la galassia M101 nell’Orsa Maggiore (un soggetto che necessità di più tempo) e l’ammasso globulare M13 su uno dei lati del trapezio della costellazione di Ercole. E’ il re degli ammassi.
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Mentre scattiamo una dia su Ercole ci esce un’esclamazione di meraviglia: “Quello non è il cigno ?”. E si! E’ proprio lui, di solito domina le serate estive ma in tarda serata fa capolino già a maggio, a nord-est, appena sopra l’orizzonte.

Li c’è qualche luce di troppo ma si decide ugualmente di azionare il flessibile di scatto dell’altra reflex, posta in parallelo sul telescopio, facendo attenzione a non scuotere il tutto.
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Ora abbiamo due formidabili occhi che catturano contemporaneamente tutto il possibile. La pellicola infatti registra immagini e colori che i nostri occhi non riescono a cogliere e memorizzare a causa della bassa intensità luminosa. E’ per questo che ogni volta che si sviluppa una diapositiva è sempre una sorpresa; purtroppo a volte si resta delusi.

Il tempo passa, la stanchezza ed il freddo cominciano a farsi sentire. Domani alle 8.30 si torna al lavoro quindi decidiamo, pur controvoglia, di concludere l’osservazione.

A smontare l’attrezzatura si fa prima, ma dobbiamo fare attenzione a non perdere nel buio tutti i nostri piccoli accessori. Portiamo il materiale giù per 30 metri di sentiero e dopo averlo ricaricato in macchina, tra uno sbadiglio e l’altro, si ridiscendono i tornanti della strada dei Resinelli. Al solito semaforo ci salutiamo dal finestrino augurandoci la buonanotte, anzi, sarebbe più giusto il buongiorno.

Quando ho finito di ripercorrere al contrario tutti i gesti di 7 ore prima, nel tentativo di riporre in ordine le mie mercanzie, l’orologio appeso al muro segna le 3 e rotti…….

Rimane solo qualche ora di riposo ma il pensiero ripercorre velocemente il lavoro svolto, con la consapevolezza che stavolta, forse, abbiamo fatto qualcosa che ricorderemo.

 

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