A testa in giù
Scritto da Paulo H. Tsingos   
Passeri del sud
Esseri pennuti nei cieli australi

Nei secoli gli uomini di tutte le culture hanno messo nei cieli oggetti, persone, animali, figure mitologiche che riflettono i miti le paure e le speranze del genere umano. Interessante notare che le costellazioni dell’emisfero sud, in quanto precluse all’osservazione dai popoli che abitavano latitudini medio alte nell’emisfero nord (vale a dire quasi tutti), siano rimaste “non mappate” fino a praticamente il XVII secolo salvo rare eccezioni come il centauro, conosciuto e catalogato dagli antichi greci, che grazie agli effetti della precessione e ai loro cataloghi sistematici sono riusciti, assieme alla Croce che allora vi faceva parte a tramandarla ai posteri. Quindi sono stati i Greci attraverso i loro scritti e non gli alieni a dire a Dante che a sud c’era una croce di stelle.
2007-04-02
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.

Dante Alighieri in La Divina Commedia, Purgatorio, Canto I

Anche se comunque lo dice Lui stesso, molti vorrebbero credere che un’astronave aliena scese nella Firenze tardo medioevale e svelò (chissà perché mai) a Dante le costellazioni a lui invisibili, ma tant’è.

Eccezioni a parte, nei secoli quello che esisteva “giù” è stato dimenticato e quindi nella “terra australe incognita” scrivevano “hic sunt leones”. Le navigazioni europee del 1400/1500 (ri)svelano il nuovo (sic!) mondo e i nuovi cieli.

Poi con i primi insediamenti stabili, vengono elaborati i primi cataloghi meridionali, primo fra tutti il francese Lacaille in Sudafrica che “inventò” una serie di nuove costellazioni, poi i navigatori olandesi Pieter Dirkszoon Keyser e Frederick de Houtman, che avevano la fissa degli uccelli e degli animali esotici e poi dalle parti di Parramatta (New South Wales, Australia) l’inglese James Dunlop, chiamato anche “il Messier dell’emisfero sud” dato che ha catalogato più di 200 oggetti del cielo profondo.

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 Nicolas Louis de Lacaille James Dunlop
         
Le costellazioni australi sono quindi figlie del loro tempo, dove erano di grande appello i congegni meccanici e gli animali esotici del nuovo mondo, soprattutto gli uccelli.
In quei tempi ormai lontani era in piena esplosione la rivoluzione scientifica, con nomi del calibro di Galileo, Newton, Descartes, Huyghens fra i tanti e con loro arrivano i primi strumenti “moderni” come il telescopio, il microscopio, l’orologio etc. Abbandonando la tradizione che voleva nel cielo solo miti e leggende, gli esploratori (del cielo e del mare) di allora hanno pensato bene di immortalarvi quelle nuove tecnologie e creature. Fosse stato al giorno d’oggi probabilmente avremmo il computer (Calculator) piuttosto che la macchina (Automobilis), l’aereo (Aeroplanum) o forse anche la “plestescion” (Stasis Ludica).

Ma in ogni caso, la cosa che più impressionava i primi esploratori del sud era la natura esuberante e variegata che si poneva davanti ai loro occhi. Secoli e secoli di azione umana nelle terre del nord avevano addomesticato l’ambiente naturale, mentre l’emisfero sud, da sempre molto meno abitato era stato lasciato, si fa per dire, allo stato brado…

Ancora oggi questa impressione è molto forte, prima di vivere a nord, non avevo mai fatto caso all’enorme quantità e soprattutto varietà di, per esempio, uccelli (intesi come passeri) che ci sono a sud, basta andare in Africa centrale, piuttosto che in Sudamerica o in Australia per rendersi conto. Molto empiricamente posso dire che il rapporto di quantità e diversità sia 10 a 1, ovvero, per ogni tipo di uccello nel emisfero nord ci sarebbero 10 tipi diversi nel sud. O un tempo almeno c’erano…

Tanto per dirla con esperienze proprie, nel mio stato, il Paranà ci sono ben 2 “passeri simbolo”. Araponga (dall’indigeno Tupi “uccello che suona”, Procnias nudicollis) e Gralha Azul (=gazza Blu, Cyanocorax caeruleus). Mi chiedo se esiste un “passero simbolo” in Italia o in altro paese d’Europa o Nordamerica come esistono per Australia con l’ Emu (Dromaius novaehollandiae) anche detto Casuario oppure per la nuova Zelanda che ne ha addirittura due, uno estinto, il Moa (Megalapteryx didinus), e uno in via d’estinzione, il Kiwi (Apteryx australis).

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 Un Moa (era grande circa 3metri!), lo scudo dell’Australia (con un Canguro e un Emu) e un Kiwi (circa 30cm!)

L’Araponga, abitava le (allora esistenti) “grandi foreste del nord”, attorno al tropico del capricorno. Per la cronaca le “grandi foreste del nord” sono quasi del tutto scomparse (ne rimane circa il 5%) per fare posto alle piantagioni di caffè, poi soja, poi mais. La colonizzazione di quelle zone ebbe inizio con la “Paranà Plantation Company” società di capitale inglese, comandata da un certo Lord Lovat, il quale nel 1935 fondò il primo insediamento “moderno”, chiamato appunto Londrina (Piccola Londra = Londrina, originale!). Circa 100 km più a ovest si fondò Maringà (sempre sulla linea del tropico del capricorno) e fra di loro è stata fondata la città che porta al plurale il nome del famoso uccello, Arapongas.
Per la cronaca, ad Arapongas, probabilmente data l’enorme diversità, le vie cittadine hanno tutte nomi di uccelli.
L’Araponga è comunque un uccello strano, con le sue piume nere e argentate, emette un curioso suono metallico, come se qualcuno percuotesse un oggetto di rame o ferro. Quindi non fa “cip” ma fa “beng”!

Quando ero piccolo (molto piccolo, forse non avevo ancora 4 anni) mi ricordo di un impiegato di mio Nonno che aveva preso una povera araponga e l’aveva messa in una gabbia per canarini dove ci stava a malapena, erano tempi duri quelli, non esistevano enti di protezione degli animali e altre “fighettate” del genere. L’avevano appesa (la gabbia) in alto su un chiodo, molto in alto, estremamente in alto, tanto che io ero curioso ma non riuscivo a vedere bene la “ponga”. Non mi ricordo più nulla. C’è un grande vuoto e mi vengono in mente solo le minacce dell’ormai ex-proprietario che mia accusava di aver fatto cadere la gabbia uccidendo l’araponga, specie allora già protetta. Me l’ha dette di tutti i colori, che ero un criminale, che avrebbe chiamato la polizia, che il povero uccello non meritava un destino così, etc etc etc. Ma sono queste cose che si dicano ad un povero bimbo curioso? Se era così importante perché l’avevate messa in una gabbia dove poverina non poteva neanche girarsi? A che può? Per venderla suppongo, mr. Bracconiere!

E comunque i bambini di 4 anni non si lasciano senza sorveglianza liberi di scorrazzare per un cortile in presenza di “animali pericolosi”.

Già siamo in tema animali pericolosi, Vi tormento con un altro ricordo di quel cortile, cosa mai rivelata a chicchessia! Il cortile era cementato in parte o almeno così mi sembra. Nella parte vicina al muro di confine c’erano delle zone dove il cemento era fine oppure addirittura non esisteva più e io un giorno mi sono messo a scavare per vedere cosa c’era sotto. Cosa c’era sotto? A un certo punto dal buco che stavo scavando con le mie nude manine sbuca una creatura orrenda, un lombrico gigante (era davvero gigante?) di colore giallo. Sono scappato a gambe levate e non ho mai più osato ad avvicinarmi a quell’angolo! Che fifa!
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Oggi al posto delle foreste, l’inquinamento luminoso! Pensare che osservavo benissimo da quella che oggi è un’enorme macchia rossa, che tristezza!

Torniamo ai nostri passeri…

Sul libro “Erano i Dei Astronauti?”, molto in voga nei primi anni settanta del secolo scorso, l’autore, lo svizzero von Däniken, parla di eventuali “prove” della presenza nel passato di visitatori extraterrestri e fra le tante annovera:
“…in una non meglio precisata zona del sudamerica parlano di un “uccello d’argento” che quando colpito emetteva suoni metallici e poi si alzava in volo a grande velocità…”
Potrebbe essere un aereo, potrebbe essere un disco volante, ma potrebbe essere anche l’araponga, uccello appunto “d’argento” e se lo colpisci con un bastone, emette un suono metallico e voglio vedere se non vola via a grande velocità…
Aber Herr Däniken, bitte sehr…

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 Araponga (il passero del Nord) Gralha Azul (quello del Sud)
Passiamo all’altro passero simbolo, quello del sud, la Gralha Azul (prego leggere all’incirca: “gràglia asuuu”). Ebbene dal nome si deduce che è di colore blu. Dopo molti anni ho scoperto che in italiano ci sono due parole per quello che in portoghese si dice sempre con “azul”, “blu” per quello scuro e “azzurro” per quello chiaro, in Brasile è tutto “azul”.
Questo passero è ghiotto dei pinoli che crescono appunto nei pini del Paranà (ricordate, la “pineta dei molti pini”…). Quindi nella stagione invernale (Giugno/Luglio) raccoglie i pinoli maturi e con il becco li sbuccia e li mangia, poi fa anche la scorta per il periodo successivo (da agosto, con la fine dell’inverno i pinoli non ci sono più), infilandoli dalla parte appuntita, sempre con il becco, nella terra. Ma poi si sa, gli uccelli sono i diretti discendenti dei dinosauri che non eccellevano per la qualità dei loro cervelli. Così anche la nostra cara amica “Graglia” non aveva una buona memoria, dimenticava in buona parte dove aveva riposto i pinoli di scorta, così che in primavera essi germogliavano e davano origine a enorme distese di pini, anch’esse con l’avvento dei nostri bravi coloni veneti (nonché tedeschi, polacchi e ucraini) non furono sistematicamente disboscate per dare luogo alla “civiltà” (anche qua siamo a meno del 2% di copertura originale, rischio estinzione!).
Mi diceva il papà della zia S. (di origine danesi/polacche) che quando era un bambino lui, nell’altopiano catarinense, dove pure c’erano enorme distese di pini, quelli che negli anni 70 e 80 venivano lavorati nelle segherie per i vari utilizzi, negli anni 30 e 40 erano usati come legna da ardere, dato che erano “troppo piccoli” per la lavorazione…

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 I pinoli la “graglia”  i pini

La civiltà!

Un altro passero che non è un simbolo ma è molto popolare è il “quero-quero” (“voglio-voglio”, Vanellus chilensis), così chiamato perché fa proprio questo suono quando si alza in volo. Cosa voglia di preciso il “quero-quero” non ci è dato sapere…

Oppure ancora il “Bem-te-vi” (“Bene-ti-ho-visto”, Pythangus sulfhuratus), il Benteveo degli uruguayos, un simpatico pennuto che tutte le mattine all’alba ci svegliava (anche di domenica) con il suo canto a mo di saluto: Beeenteviiii, beeenteviiii!

Per non parlare degli australiani con la loro Wagga Wagga, che in realtà è una città chiamata così dagli aborigeni perché “wagga” vuol dire corvo, perciò posto con molti corvi (hmmm, mi ricorda una certa pineta con molti pini che aveva a che fare anch’essa con gli indios del posto…), nel caso comunque il corvo australiano (Corvus coronoides) o il Kookaburra (Dacelo noavaeguineae), l’uccello del buonumore, perché ride invece di fare “cip”, ooh, ooh, Haa haa haa haa haa!

Sono strani i passeri del sud…
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 Da Sinistra: il Bem-Te-Vi, il Quero-Quero, il Wagga e il Kookaburra

Dai passeri della terra ai passeri del cielo
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 Passeri, Stelle e Bandiere, da sinistra, Papua Nuova Guinea, con Apus, l’uccello del paradiso, Christmas Island, e Australian Capital Territory con passeri non meglio identificati.

Tutta questo “menare il can per l’aia” per farvi capire bene l’impressione che faceva ai primi europei a testa in giù tutto questa profusione di uccelli e di canti. Questo lo si ritrova nel cielo del profondo sud con le costellazioni di una serie di uccelli, a iniziare dalla Gru (Grus), costellazione a forma di “” con tante interessanti stelle doppie e le sue principali, Al Na’ir (“La Brillante”) di colore azzurro e  Gruis di colore rosso. Le due stelle della Gru a loro volta puntano dritte verso Ankaa, la gialla  Phoenicis (La Fenice) la quale sta al vertice di un grosso triangolo composto da  Ceti (Deneb Kaitos) e  Piscis Austrinus (Fomalhaut). Sulla linea che collega Ankaa a Deneb Kaitos, a circa un terzo da quest’ultima troviamo (con un telescopio) la bellissima galassia NGC 253, anche detta “della moneta d’argento”.

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NGC 253 in Sculptor

Più dimesso sta il tucano (Tucana) con il suo grande becco, sproporzionale alle dimensioni del corpo, alla punta del quale troviamo  Tucanae che fa un paio distante con  Pavonis, Peacock (nel pavone, peacock significa pavone in inglese), uniche gemme brillanti (e neanche tanto) fra la foce del grande fiume (Achernar), l’ottante (Octantis) e il triangolo australe (Triangulum Australis). Fra quest’ultimo e il polo sud celeste incontriamo infine l’uccelllo più rappresentativo dello sfarzo e della varietà dei pennuti australi, l’uccello del paradiso (Apus), che con la sua “coda” sembra fare ghirigori attorno al polo sud celeste. Non per nulla in mezzo a tutto questo bendiddio, i nostri amici olandesi Keyser & de Houtman hanno piazzato perfino un indio (Indus) e un camaleonte (Chamaeleon), anche loro alla stregua di “animali esotici”.

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Da Sinistra: Deneb Kaitos, NGC 253 (elisse rossa), Fomalhaut (in alto), Ankaa nella fenice, Achernar (quadrato azzurro), la caratteristica “Lambda” della Gru con Al Na’ir (cerchio azzurro) e  Gruis (cerchio rosso), il Tucano (linee rosse), Peacock (quadrato giallo), Triangulum Australe (ovvio), Apus (linee viola) e il Polo Sud (croce) con  Octantis (piccolo cerchio. La macchia sotto il Tucano non è un difetto, è la PNM con a destra 47 Tucanae.

Saluti da –25°

 

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