A testa in giù
Scritto da Paulo H. Tsingos   
Nordico!
Qui va tutto all’incontrario!

Nello stesso anno in cui mi ero abbonato a “Sky & Telescope”, stiamo parlando del 1979, avevo appena 15 anni, perciò non aspettatevi chissà quali sviluppi mirabolanti, è capitato che per caso ci fosse un corso di lingua tedesca presso la nostra scuola.
Il corso era sponsorizzato dal Goethe Institut ed era quindi gratis (cosa buona!) e sopratutto le lezioni si sarebbero sviluppate nell’orario dopo il turno pomeridiano, perciò era un corso dove era previsto il regime misto, cioè ragazzi e ragazze assieme (cosa giusta!).
Dato che ero ben consapevole di quanto i nostri genitori tenessero alla nostra formazione, essendo il tutto inoltre cosa buona e giusta, ho fatto presto a chiedere ed ottenere l’autorizzazione per frequentare il corso…
Così, un pomeriggio del già caldo ottobre ho fatto il mio ingresso nella zona proibita!
Il maestro era appena arrivato dalla Germania, si trattava del Prof. R., il quale era a Curitiba per alcuni mesi per un interscambio presso l’università Cattolica o qualcosa del genere.
Dal punto di vista strategico il mio piano per delle conquiste amorose non faceva una piega, ma fatto è che, a corso concluso (dopo due mesi era finito l’anno scolastico) il risultato finale fu un fallimento totale (ovvero ZERO).

Perché racconto tutto questo?

Perché si tratta di vera e propria Serendipity, ovvero, si cerca una cosa e con le nostre azioni si trova un’altra completamente diversa e inattesa.

Quel corso non fu come allora auspicavo, il varo del vascello dell’amore adolescenziale verso le turbolente acque della passione, fu invece l’inizio di quello che poi si chiamò “il viaggio più lungo”, iniziato nella calda primavera inoltrata dell’emisfero sud e finito anni più tardi nel gelido inverno tedesco dell’emisfero nord.

Qui, per chiarezza dell’informazione, apro una parentesi per spiegare ai nordici come funziona a testa in giù la scuola:

L’anno scolastico inizia in genere nella prima settimana piena del mese di Marzo, o comunque dopo il carnevale, a seconda se quest’ultimo è “alto” (=inizio febbraio) o “basso” (=fine febbraio), che è per noi del sud qualcosa come la chiusura dell’estate.

Poi passano i mesi, Aprile (festività di Pasqua), Maggio, Giugno.

A Luglio tutti a casa per le vacanze invernali e si riprende ad Agosto fino a fine Novembre.
A inizio Dicembre erano già in vacanze estive coloro che erano stati “approvati per media”, in altre parole, dalla media dei voti degli esami dati fin lì (di regola 1 ogni bimestre) avevano raggiunto una soglia minima per la promozione (nel nostro caso allora questo numero magico era il 7, in una forbice da 0 a 10).

Gli altri dovevano ancora fare un periodo di recupero che li portava a prestare “esami di recupero” poco prima di Natale e se non ci riuscivano entravano l’anno con ulteriori esami di recupero (la chiamata “2a Epoca”) fino a gennaio inoltrato. In pratica si mangiavano fuori le vacanze estive.

Per la cronaca, io in genere raggiungevo (quasi) sempre la media minima, e salvo (non troppo) rare eccezioni me la cavavo con il primo recupero. Tranne un unica maledetta volta, nel 1982, quando rimasi in “seconda” all’università (sì, il sistema era identico dalla prima elementare all’ultimo anno dell’università!) in Fisica A, ma alla fine venni fuori con un “brillante” 7,5. Dovevo dimostrare che una bolla di aria di volume noto, partendo dal fondo di un lago di profondità nota, al momento di raggiungere il pelo dell’acqua (e quindi di esplodere) avrebbe il suo volume incrementato di “tot”. Il 7,5 era perché ero riuscito a calcolare il ”tot”.

Perciò i “secchioni” vanno a casa l’inizio di Dicembre e hanno praticamente tre mesi di vacanze estive. In genere tutti festeggiano Natale a casa e poi a capodanno (e chi può durante tutto Gennaio) si va al mare, comunque in Brasile non si va “al mare”, si va “alla spiaggia” (ir à praia), il mare è una conseguenza…
Quelli che il mare c’e l’hanno a casa (per esempio a Rio) non si devono nemmeno spostare…

Poi arriva il carnevale, finisce l’estate e si ricomincia da capo…

Allora in quel fine Febbraio, prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo, era venuto fuori che ai partecipanti a quel (micro) corso di tedesco erano state assegnate delle borse di studio per proseguire (gratuitamente si capisce) un primo semestre direttamente al Goethe Institut di Curitiba, il quale data la forte componente di immigranti tedeschi nei paraggi, era particolarmente importante in Brasile (forse era il migliore allora).

E così senza volere (e un po’ anche senza rendermi conto) feci il mio ingresso in mondo diverso con il quale non avevo mai avuto rapporti, era come esplorare un pianeta alieno…

Sono entrato un po’ per inerzia, un po’ per ignoranza, ma sono andato avanti, con medie (anche qua) elevate, di regola 8, che mi permisero di mantenere la borsa di studio (e quindi di non pagare) per altri 3 anni.

Nel frattempo era come una droga, non potevo più farne a meno, gli anni erano passati, da 15 ero a 18 (ero poi riuscito finalmente ad ingranare con qualche ragazza, ma senza particolari coinvolgimenti, andavano e venivano, un po’ come capita a tutti in quei anni), andavo all’università, ero riuscito a scampare il servizio militare (in Brasile era possibile), lavoravo mezza giornata e potevo quindi pagare le spese del corso di tedesco.

Dopo tutto ho studiato tedesco più anni che all’università (5 anni di ingegneria civile contro 6 anni di Goethe Institut, di cui 3 “aggratise”).

Così, forse per pietà o perché ero testardo (ma questo è ancora qui dopo tutti questi anni mentre gli altri 20 allievi del 1979 non sono andati oltre il primo semestre!) alla fine del 1984, mi hanno dato come premio una borsa di studio per andare in Germania per 2 mesi (all inclusive!).
Forse è la volta buona che ce lo tiriamo fuori dai piedi questo qua…

Fu così che, il mattino del 30 dicembre 1984, sotto una pioggia battente mi sono avviato oltre i cancelli dell’allora modesto aeroporto Afonso Pena (un presidente del Brasile) con in mano un ombrello prestatomi dall’impresa di gestione dell’aeroporto, salì la scaletta che mi portò all’interno dell’aereo per il mio primo volo che mi portò a Rio de Janeiro dove c’era il sole e 37°C. Nella notte poi, sotto una tormenta tropicali (tuoni e fulmini), un aereo ancora più grosso, un Jumbo della Lufthansa mi portò a Frankfurt. Fu solo poco prima dell’atterraggio, nel vedere il paesaggio ricoperto di neve e le case di un’architettura completamente diversa di quella che avevo sempre visto, che mi sono reso conto dell’enormità della mia avventura!

Non che non sapessi quello che stavo facendo, ma lo facevo senza avere un’idea precisa dell’enormità dell’impresa. Quindi non era coraggio, era incoscienza!

I due mesi a München (Monaco di Baviera) sono stati un periodo fantastico! Ho visto delle cose straordinarie sia a livello di spettacoli teatrali o concerti, ma anche cose semplici della vita quotidiana di un altro paese così diverso dal mio da pensare di vivere una vita nuova senza alcuna relazione con il “prima”. I (pochi) soldi che avevo con me, me li sono fatti bastare, andavo a piedi per risparmiare il biglietto dei mezzi pubblici, mangiavo solo una volta al giorno (di regola a mezzogiorno), perciò non mi crederete, ero magro (67 kg per 1,80cm)!

Ma soprattutto c’era il cielo, anche se con l’inquinamento luminoso e il cattivo tempo c’era poco da vedere. Dopo circa 20 giorni di neve e temperature sotto zero, verso la fine di Gennaio del 1985 la temperatura salì a gustosi +3°C, il cielo era limpido mi ha concesso di (ri) vedere Venere  con sotto (?) una sottile falce di Luna crescente (ma scusa sembra calante).

Ho visto anche per la prima volta Cassiopea e al completo il “grande carro”, ma avevo la strana impressione che girassero all’incontrario, il Sole per esempio, sorgeva ad est ma “saliva” dalla parte “sbagliata” del cielo (verso sud) tramontando poi a ovest e le costellazioni circumpolari sembravano girare “all’incontrario”. Sembrano, ma non è così, a mente fredda se pensiamo tutto torna, il Sole basso a sud, la Luna “capovolta”.

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Crescente a N & S, Piena a N & S, Calante a N & S
Al contrario dei Fenici, molti secoli prima di me, ero andato oltre la linea dell’equatore, perciò avevo la nitida sensazione che gli astri si fossero capovolti.
No!
Ero io capovolto!

Saluti da –25°

 

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